Per il loro lavoro d’approfondimento, nell’ambito della formazione come montatori elettricisti, Pascal Rüegg e Linus Baumann hanno scelto il tema del riciclaggio del PET. Per raccogliere tutte le informazioni importanti di prima mano, hanno visitato gli stabilimenti delle società Müller Recycling AG e RecyPET AG a Frauenfeld.

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Peter Wittwer spiega il grado di purezza dei fiocchi di PET.

Armati di blocchetto per gli appunti, penne e cuffie, Pascal Rüegg e Linus Baumann, due apprendisti montatori elettricisti di Wattwil, iniziano la loro visita guidata alla scoperta del mondo del riciclaggio del PET presso le società Müller Recycling AG e RecyPET AG a Frauenfeld. Sono accompagnati da Peter Wittwer, Responsabile Qualità e Controller della ditta RecyPET.

Insieme a un terzo collega, Matthieu Huber, impossibilitato a partecipare in questa occasione, hanno scelto il tema del riciclaggio del PET per il loro lavoro d’approfondimento nell’ambito della formazione presso la scuola professionale del Toggenburgo. «Ognuno di noi contribuisce scrivendo una parte del lavoro che pesa per un terzo sul voto dell’esame di fine tirocinio» spiega Pascal Rüegg.

Cernita: da 30 a 40 bottiglie al secondo

Peter Wittwer inizia il suo giro con una breve visita presso lo stabilimento della società Müller Recycling AG, situato proprio accanto alla ditta RecyPET. Davanti allo stabilimento sono accatastate montagne di balle pressate formate da bottiglie in PET di ogni forma e colore. «La ditta Müller Recycling AG dispone del più moderno ed efficiente impianto di cernita del PET della Svizzera, con una capacità di oltre 70 tonnellate di PET al giorno» spiega Peter Wittwer. Il materiale passa dapprima attraverso un sistema di cernita automatico che, per mezzo di sensori luminosi e sensori di prossimità a raggi infrarossi, è in grado di smistare da 30 a 40 bottiglie al secondo, in base al colore e al materiale. «In una seconda fase viene effettuato un controllo manuale che consente di scartare praticamente tutti i materiali non compatibili.» Il problema maggiore è costituito, secondo Peter Wittwer, dalle bottiglie per olio e aceto, «che bisognerebbe evitare di mettere nella raccolta di bottiglie per bevande in PET perché sporcano il materiale raccolto.»

Pretrattamento: trituramento e separazione

Nell’edificio di fronte, presso la ditta RecyPET AG, il materiale, precedentemente smistato in base al colore e alla qualità nella ditta vicina, subisce un processo di trasformazione. Anche in questo impianto il PET arriva sotto forma di balle pressate. Dopo aver slegato le balle e scartato i fili metallici, le bottiglie vengono convogliate in due segatrici, dove vengono triturate a secco con una granulometria uniforme. Peter Wittwer preleva una piccola quantità di materiale dal nastro trasportatore e lo mostra ai due ospiti: «In questa fase abbiamo ancora un mix di bottiglie in PET, etichette e tappi, il quale dovrà essere ulteriormente separato.»

Pascal Rüegg e Linus Baumann seguono Peter Wittwer su per una scala stretta, per assistere da vicino alle prossime fasi della lavorazione. «Qui le etichette in carta e plastica vengono separate dal flusso di materiale mediante separatori aeraulici, mentre le etichette incollate vengono rimosse con un successivo lavaggio intensivo» spiega Wittwer. Quest’ultimo si dirige poi con i due ospiti verso una grande vasca piena d’acqua e mostra loro le particelle galleggianti. «Questa è la poliolefina dei tappi. Il PET delle bottiglie per bevande invece va a fondo perché ha una densità inferiore e può essere facilmente separato.» I fiocchi di PET scorrono nell’impianto di lavaggio a giostra e vengono successivamente essiccati. Peter Wittwer preleva nuovamente un pugno di fiocchi di PET dal flusso di materiale: «Qui abbiamo materiale riciclato di PET con un elevato grado di purezza che, per esempio, può essere utilizzato nell’industria delle fibre.» Ai fini del riutilizzo per produrre nuove bottiglie per bevande, tuttavia, la qualità non è ancora sufficiente.

Tre ore nel forno rotativo

La fase principale, in cui i fiocchi di PET entrano nel forno rotativo lungo 26 metri e vi rimangono per tre ore, inizia solo adesso. «Qui le ultime impurità, come residui di carta e colla, vengono disciolte mediante soluzione di soda caustica, in modo che al termine dell’essiccazione si ottenga una miscela di solidi composta da un sale e da granulato di PET depurato» spiega Peter Wittwer. Segue quindi un ulteriore trattamento per separare il PET dal sale e raggiungere la massima purezza possibile. Per ottenere la massima purezza cromatica, il granulato passa infine attraverso due selezionatrici ottiche e una selezionatrice laser. «Qui gli ultimi materiali non compatibili vengono rimossi dal flusso di materiale.»

Il laboratorio: qualità al primo posto

Nel laboratorio di proprietà della ditta RecyPET AG si esegue la misurazione continua di tutti i parametri di qualità relativi all’idoneità all’uso alimentare e alla lavorazione. «Durante il processo di lavorazione, ogni sette secondi viene prelevato un campione, in modo che il laboratorio riceva due campioni da quattro chili ciascuna ogni cinque cosiddette “big bag” da circa una tonnellata di materiale» sottolinea Wittwer. Un chilo di questo materiale viene persino sottoposto a un controllo manuale: un lavoro che esige molta attenzione, come Pascal Rüegg e Linus Baumann possono constatare di persona durante un test.

A conclusione della visita, i due ospiti hanno ancora diverse domande da rivolgere a Peter Wittwer, che li coglie di sorpresa chiedendo loro se smaltiscono sempre le bottiglie per bevande in PET negli appositi contenitori blu-gialli per la raccolta. I due sorridono compiaciuti. «Ogniqualvolta è possibile» risponde Linus Baumann. Perché non sempre? A volte non è presente alcun punto di raccolta nelle vicinanze, quindi la bottiglia va a finire nei rifiuti indifferenziati. «Dopo questa visita, però, presteremo sicuramente maggiore attenzione al corretto smaltimento delle bottiglie per bevande in PET.»